Chi era Girolamo Li Causi

In occasione del settantesimo anniversario di Portella della Ginestra Eletti sconosciuti vuole ricordare il politico che maggiormente si impegnò per far luce su quella strage.

Li Causi 1

Per i siciliani era “U ‘zu Mommu”, perché secondo il costume popolare veniva chiamato zio chiunque suscitasse rispetto o ammirazione. E di rispetto Girolamo Li Causi ne suscitava davvero molto, al punto che nelle case dei braccianti dicono che si potesse trovare la sua foto appesa al muro, come un santino. Disse di lui Carlo Levi: «Li Causi è l’uomo più popolare di Sicilia. Il suo coraggio, la sua figura, hanno un richiamo leggendario, la sua parola tocca i cuori, poiché egli parla con la lingua del popolo, con conoscenza ed amore».

Nato il primo giorno dell’anno 1896 a Termini Imerese, Li Causi fu il primo segretario del Pci siciliano. Aveva aderito al partito nel 1924 e due anni dopo divenne direttore de L’Unità, ma solo per qualche mese. Pagò il suo antifascismo con l’arresto, nel 1928, e la condanna a 21 anni di carcere. Nel 1943 venne liberato ed entrò a far parte del Comitato di Liberazione dell’Alta Italia (CNLAI). Nel 1944 tornò in Sicilia con l’incarico di organizzare e far crescere il partito in questa regione.

Il 16 settembre di quell’anno tenne un comizio a Villalba, un paesino arroccato sui monti tra le province di Agrigento, Palermo e Caltanissetta. Quattro casupole che quel giorno però divennero una capitale: «una capitale della condizione contadina feudale, e della lotta contadina per la terra. Una capitale della mafia, della vecchia mafia del feudo, che qui imperava nelle sue forme più tipiche, e a suo modo, esemplari», come la descrisse Carlo Levi. Il discorso di Li Causi quel giorno venne interrotto dai colpi di pistola sparati dalla mafia. Ci furono numerosi feriti, ma fortunatamente nessun morto. La strage era solo rimandata. Il primo maggio di tre anni dopo a Portella della Ginestra i morti furono undici. Li Causi che, nel 1946 era stato eletto all’Assemblea Costituente, da subito individuò nella vittoria della sinistra alle elezioni regionali del 20 aprile, il fattore scatenante di questa violenza. Il deputato disse che ad armare la mafia erano stati i proprietari terrieri e gli esponenti di alcuni partiti conservatori. Fu il primo a denunciare la connivenza tra Stato e mafia.

Nel 1946 sposò con rito civile la compagna di vita e di lotte Giuseppina Vittone, partigiana torinese, che per amore decise di diventare siciliana. Due anni dopo Li Causi venne eletto in Parlamento. Per anni, insieme ad altri suoi colleghi deputati, chiese che venisse istituita una Commissione d’inchiesta sulla mafia. Rimase inascoltato fino al 1963, quando si insediò la prima Commissione della quale Li Causi fu vicepresidente. Dopo la carica di deputato, ricoprì per diversi anni anche quella di senatore. Morì a Roma nel 1977.

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