Il Paperone del Senato

Berlusconi: Zeller, temo che per Pdl voto sarà provocazione

Karl Zeller, capogruppo di Svp al Senato

«Io non mi sento italiano», ha detto più volte Karl Zeller, capogruppo al Senato della Südtiroler Volkspartei, «ma per fortuna o purtoppo lo sono», avrebbe aggiunto Giorgio Gaber. Il senatore è nato a Merano da una famiglia di origine e cultura tedesca, ma ormai da 23 anni trascorre buona parte delle sue giornate a Roma. L’avvocato Zeller infatti si divide da molti anni tra lo studio legale di Merano e il Parlamento

Nel 1994 è stato eletto per la prima volta alla Camera, dove è stato riconfermato per cinque mandati consecutivi. Nel 2013 è approdato al Senato. Da senatore è diventato membro delle Commissioni paritetiche dei sei e dei dodici. La Commissione dei dodici ha il compito di elaborare le norme di attuazione, previste dallo statuto del Trentino-Alto Adige. Quella dei sei è una commissione che si autoelegge all’interno di quella dei dodici e che si occupa delle norme di attuazione di competenza della sola provincia di Bolzano.

Secondo quanto risulta dalle dichiarazioni dei redditi dei politici per l’anno 2016, pubblicate nei giorni scorsi, con i suoi 422.779 euro di reddito, è il senatore più ricco o quantomeno quello che dichiara di più. Quella in corso è la sua ultima legislatura, come lui stesso ha annunciato a dicembre, dopo l’esito del referendum sulla riforma costituzionale. Zeller era tra i sostenitori del sì e aveva dichiarato che si sarebbe dimesso se in Alto Adige avesse vinto il no, ma i suoi conterranei lo hanno accontentato.

Il parlamentare in passato è stato al centro di due inchieste delle Iene. Nel novembre 2015 il programma denunciò il licenziamento della responsabile dell’ufficio stampa del Psi, partito che fa parte del Gruppo per le autonomie, del quale Zeller è presidente. Il contratto della collaboratrice, con l’entrata in vigore del Jobs Act, doveva essere convertito in un contratto a tempo determinato. Per evitare ciò si è preferito licenziarla.

La seconda inchiesta è di marzo 2016 e riguardava la segretaria dello studio legale Zeller, che, secondo gli autori del servizio, risultava tra i dipendenti di Palazzo Madama, pur non essendoci mai entrata, e quindi veniva stipendiata con i soldi pubblici. Zeller aveva risposto che si trattava di una regolare collaborazione aggiuntiva, per la quale non era necessaria la presenza fisica a Roma.

 

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