Lo zio di Renato Zero sta con Gentiloni

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Il senatore Mario Tronti, nato a Roma nel 1931,  la storia della sinistra italiana la conosce, anche perché è tra quelli che hanno contribuito a farla. Scrisse Operai e capitale, libro culto per i giovani sessantottini, che circolò anche nel corso degli anni ’70, soprattutto tra i militanti di Lotta continua e Potere operaio. Se in molti conoscono la sua opera, meno nota è la sua parentela con Renato Zero. Suo padre Nicola Tronti era fratello della nonna del cantante.

Laureato in filosofia con una tesi sulle opere giovanili di Karl Marx, dal 1970 al 2001 ha insegnato all’Università di Siena, prima Filosofia morale e poi Filosofia politica. Negli anni ’80 si ravvicinò al PCI da cui si era allontanato durante l’esperienza operaista. Nel 1992 venne eletto per la prima volta con il Pds. Nel 2013 la sua seconda elezione, questa volta con il Pd.

Nel corso di questa legislatura non ha ancora presentato nessun disegno di legge e per otto volte non ha seguito le indicazioni di voto del suo partito. Durante la discussione della legge Cirinnà è stato uno dei senatori Pd che si sono opposti alle adozioni gay. In parecchi si sono stupiti, dimenticando forse che nel Pci c’erano delle posizioni conservatrici anche ai tempi del referendum sul divorzio. La vera anomalia è invece il voto a favore del Jobs act. Tronti sostiene di averlo fatto con difficoltà, per disciplina di gruppo, la contraddizione però rimane.

Negli ultimi anni ha guardato con simpatia a Matteo Renzi, ma adesso chiede all’ex premier di fare un passo indietro. Il senatore infatti è promotore della lettera sottoscritta da 41 senatori del Pd, in cui chiedono di lasciar lavorare il governo Gentiloni fino al 2018. Il documento ha fatto molto discutere, qualcuno lo ha letto come un tradimento nei confronti del segretario. Intervistato oggi da Repubblica, Tronti dice: «Vedo che Renzi insegue il Movimento 5 stelle, non lo capisco: non bisogna combattere i politici, ma cambiare politica». La sua critica non è rivolta al solo segretario, ma si estende a tutto il Pd, che non sarebbe più in grado di intercettare il malessere di chi vive nelle periferie.

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